Duende

Il DuendeMa dov’è il Duende? Dall’arco vuoto entra un’aria mentale che soffia con insistenza sulle teste dei morti, alla ricerca di nuovi paesaggi e accenti ignorati; un’aria con odore di saliva di bimbo, di erba pesta e velo di medusa che annuncia il costante battesimo delle cose appena create”.

Garcia Lorca, in “Duende, teoria e gioco”, racconta del Duende vedendolo attraverso gli artisti attraverso i quali lo spirito del Duende si mostra.

La scultura Duende, di Dall’Osso nasce dalla visione del Duende di Lorca e da un racconto di Lorca raccontato allo scultore dal regista andaluso Martin: “Lorca raccontava di balere dove spesso potevi incontrare donne sfrante riverse sui tavoli che lui stesso definiva ‘come sacchi di stracci buttati’. Queste donne erano state in gioventù magari cantanti o ballerine di flamenco. Poteva accadere che un chitarrista intonasse una cantata o un flamenco, allora succedeva che da quel sacco di stracci buttati rinascesse una donna e che bellissima nel suo cantare e ballare, ritrovasse in lei lo la stessa forza creativa, la stessa fiamma che la faceva ardere di passione magari sul palcoscenico di un teatro. E una fiamma abbagliante era quello che tutti in quel momento vedevano per poi vederla ripiombare come un sacco di stracci buttati sul tavolo, appena la musica finiva. Anche quello era il Duende. La forza e la tragedia dello spirito della creazione dell’arte. La donna era tornata consapevole della sua fiamma, di ciò che la faceva ardere nella passione del canto o del ballo e al contempo era completamente consapevole di ciò che era diventata.

La scultura Duende rappresenta quel momento di fiamma abbagliante che percorreva l’anima di quelle donne e che ogni uno di noi spera di poter rivivere anche per un istante, accettando consapevolmente la consapevolezza che ne verrà.